13 febbraio, 2008

In the flesh (nella carne)


So ya
Thought ya
Might like to, go to the show
To feel the warm thrill of confusion
That space cadet glow
Tell me is something eluding you sunshine?
Is this not what you expected to see?
If you want to find out what's behind these cold eyes?
You'll just have to claw your way through this disguise



07 febbraio, 2008

Sogno

Devo andare via. Devo sparire, ma non voglio. Sono seduto in un aula di scuola. Vuota, nei banchi in fondo. Sto colorando. Sto cercando di capire perchè scrivo e cosa. Lui mi guarda e mi abbraccia. Non vuole che vada. Ma non è una scelta mia. Io non ho mai scelto.
Vado dall'altra parte della classe, c'e' un sacchettino di plastica, bianco, sgualcito, stropicciato, con quasi niente dentro.
Lo apro ci sono dei cd. Non mi interessano li posso lasciare e poi ci sono quattro foto.
Quelle no, le devo portare via. Non ne ho altro che una copia. C'e' una foto della casa di mia nonna. C'e' una foto di Giorgino (il mio primo gatto), c'e' una foto di un bambino con la barba che forse è mio fratello e c'e' una foto mia, di quando avevo quattro anni e ridevo.
Prendevo questa foto e gliela mostro e dico: anche io sono stato un bambino e questo bambino è ancora dentro di me. Non posso distruggerlo. Esistono tante cose di me che non sai e che non vuoi sapere. E questo bambino è una. Guardalo. Non è un bambino come tutti? Cosa ha di diverso che non va bene? Vedi, ride pure.
Poi riprendo a disegnare e a colorare sl mio foglio, con i pennarelli.
Perchè in questo colori devo scrivere cosa mi mancherà di più. Ed io lo so, che cosa. Ma non lo posso scrivere. Lo leggerebbero tutti.
E allora scrivo stupidaggini buone per tutti.

05 febbraio, 2008

Sogno

un sogno di pioggia battente, su strade cittadine vuote e buie, dove la pioggia luccica sull'asfalto e pochissimi lampioni tenui sembrano illuminare queste strade deserte silenziose ovattate dove io cammino. Fradicia (perche sono femmina in questo sogno stranamente rispetto al solito, in cui sempre sono uomo o più spesso ancona un po' un po' e un po' senza definizione precisa) di pioggia e di lacrime. Cammino, ma ogni tanto mi fermo. Entro in qualche portone e mi ritrovo altrove, con la luce il sole e il mare, e dipingo un quadro: ho dipinto solo il mare tutta la notte. Tanti mari diversi ma sempre mare. Poi ritorno sulla strada e continuo a camminare.
Nel buio. Nel silenzio del ticchettio senza fine, nel luccicare della strada nera e silenziosa. E poi di nuovo una nuova porta un nuovo mare, un nuovo dipinto. E poi nella strada ancora e ancora. Tutta la notte per almeno una decina di volte. Un sogno ossessivo e ripetitivo se non per i luoghi nei portoni sempre diversi e sempre uguali (mare sole, luce, sorrisi) e dei dipinti sempre diversi ma sempre uguali (mare acquerello, olio, matita, astratto, vero, finto)
Bho.

03 febbraio, 2008

Perchè?

Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè? Quale disegno dietro tutto questo? Quale?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè? Perchè? Perchè?Perchè?

Sono solo stanco

Sono solo stanco. Non voglio non voglio più stare male. Non voglio.
E' tutto sentimento buttato via. Buttato verso chi non lo vuole. Buttato verso un nulla assoluto
Lacrime di dolore. Ogni fine settimana. Pensieri continui. Pensieri che si attaccano alla testa, algli occhi al dentro. E strappano. Tirano lacerano. Per aprirti di fronte al nulla che hai davanti.
E io sono stanco.
Sono così stanco che non riesco neanche a stare dietro a loro, che sono tutto, come vorrei. Lascio che passino la loro giornata. Mormorando un si un no un dopo, dopo, dopo. Come un automa preparo il pranzo la cena. Ma non ci sono. Non ci sono e non ci voglio essere, voglio sparire. Basta dolore. Basta. Vattene via.
Tu non sei niente e io sono il nulla assoluto. Devo solo fare andare il meccanismo perverso che mi ha dato questo corpo che mi serve per apparire. Per far finta di essere persona (maschera). Ma non lo sono. Cosa fai? Con chi sei? A chi pensi? Chi baci? Con chi fai tutto ciò che io vorrei fare? Chi sono? Chi sembro? Rileggo il miei blog all'indietro e trovo tutto il dolore che mi accompagna da quasi tre anni. Ho combattuto con le pasticche, con la psicanalisi, con altri uomini e altre storie messe lì per fare. E indietro ho avuto solo NIENTE, il dolore che cresce con il tempo che passa. Una funzione esponenziale, che più amo e più mi uccide dentro.
Ma per smettere di amare devo smettere di sognare, di essere, di sentire.
Di vivere.
Ma io voglio vivere. Il mio sentimento fa parte di me.
E in giorni speciali mi colora la vita. Ma ora ...
Sono solo stanca.

23 gennaio, 2008

INVENTO (da INVENTI)

INVENTO le tue forme,
lo stile è quello tuo...
zitto per ore davanti a te,
mi riempi di sole,
anche se non c'è:
a un tratto,trovo me!
INVENTO quei colori,
le ombre su di me.
Poi, chiudo gli occhi
sul nome mio,
quel che invento lo sogno,
sei sempre tu:
mi sento dentro te!
Poi, mi scopro lì a volare
il cielo su di me,
mentre la mia mano
cerca te.
Arrossisco un po',
e non vorrei mai andare via....
INVENTO la poesia!

INVENTO quella luce
ma sono gli occhi TUOI!
Mentre ti guardo io non so più
dove finisco io e cominci tu,
il sogno, la realtà.
Ogni volta io rinasco
coi pensieri tuoi,
colorato e folle più che mai.
Arrossisco un po',
e non vorrei mai andare via....
SEI TU la poesia!
IO SENTO la poesia!

(Inventi-Renato Zero 1974 . Un po' modificato)


Non me ne voglia nessuno.

INVENTI

INVENTI le mie forme,
lo stile è quello tuo...
pose per ore davanti a te,
mi dipingi di sole,
anche se non c'è:
a un tratto,trovo me!
INVENTI quei colori,
le ombre su di me.
Poi, chiudo gli occhi
sul nome mio,

quel che inventi lo sogni,
son sempre io:
mi sento dentro te!
Poi, mi scopro lì a volare
il cielo su di me,
mentre la mia mano
cerca te.

Arrossisci un po',
ma non vuoi più mandarmi via....
INVENTI la poesia!

INVENTI quella luce
ma sono gli occhi miei!
Mentre ti guardo io non so più
dove finisco io e cominci tu,
il sogno, la realtà.
Ogni volta io rinasco
nei pensieri tuoi,

colorato e folle più che mai.
Arrossisci un po',
ma non vuoi più mandarmi via:
INVENTI la poesia!
INVENTI la poesia!

(Renato Zero, INVENTI - 1974)

20 gennaio, 2008

Sogno

Devo seguire delle lezioni universitarie. Sono sui lungarni di firenze e cammino di fretta. I miei passi sono ovattati. Non c'e' nessuno. Vedo solo una mamma che di fretta porta il bambino a scuola. Guardo l'orologio. Sono in ritardo penso. Per questo camminano veloci. Arrivo all'ingresso dell'università- Si scende molto sottoterra. Ci sono diversi piani tutti uguali, ma ognuno organizzato in maniera diversa. Dove da una parte ci sono posti di ristoro, ad un 'altro piano ci sono biblioteche e ad un'altro ancora mini aule. Faccio notare alla mia guida (ho una guida, ma non la vedo e non so chi sia) l'organizzazione diversa in ogni piano. Arriviamo in fondo. Sembra un sottopassaggio. I posti che ai piani sopra erano organizzati qui sono completamente vuoti. Ancora devono decidere come riempirli. Ci sono meno studenti che ai piani più alti. C'e' una prima aula, c'e' un albero. E' buio dietro l'albero. Davanti all'albero una pozza d'acqua. Dietro l'albero la notte e una luna (ma che è anche sole) che piano piano sale. Quando sarà mezzanotte, quello diventerà un'opera d'arte un dipinto reale in tre dimensioni. Il riflesso di mezzanotte si chiama. Perchè la luna-sole riflettendosi insieme all'albero nella pozza d'acqua davanti creerà un risultato che lascia senza fiato. Vorrei fermarmi lì. E perdermi guardando l'albero e tutto il resto.
Ma nell'aula accanto, tutta illluminata c'e' la lezione che devo seguire. La tiene un mio collega di roma, alle soglie dela pensione. Un tipo tranquillo, a volte noioso ma che emana rispettabilità ed io l'ho sempre visto molto corretto e gentile. Mai arrabbiato. Non oltre la soglia che dovrebbe essere mantenuta sempre.
La lezione si intitola 'psicologia dei rapporti con gli altri'. Mi siedo e ascolto, ma non so quello che viene detto. Al termine chiedo se c'e' qualche libro sull'argomento per approfondire. Lui risponde che ci ha fornito la lista. E' vero dico io, ma la lista è pagine e pagine di libri. Non ho il tempo di leggerli tutti. Il mio tempo è limitato. Qualcuno più importante? Me ne segnala tre. Più un romanzo, una biografia (ma non so di chi). E questo quarto mi sembra il più importante. Infatti mi dice è difficilissimo da trovare.
Poi esco, insieme a tante persone. Ma per tornare a casa bisogna fare una strada completamente buia e piena di curve e di tornanti. Procediamo lentamente, ognuno con il suo mezzo che è una via di mezzo tra auto e bicicletta. Io divento nervoso e allora vado in cima alla fila e accendo gli abbaglianti di questo pseudo mezzo e comincio a filare senza paura su queste strade... Cavolo dico bastava accendere i fari abbaglianti, non c''e nessuno e se si vede meglio si può. Ogni tanto però i fari si spengono e devo rallentare, tirare qualche botta al cruscotto per fali riaccendere. Ma filo veloce. E alla fine arriviamo in una grotta completamente illuminata. E' piena di stallattiti e stallagmiti. E' bellissima. Tutti sono contenti e si complimentano per non aver avuto paura per la strada. Io penso solo che sono quasi a casa. Nella grotta trovo un mio pigiama. Non pensavo di averlo perso. Ma lo ritrovo e mi fa piacere.
Saluto tutti per avviarmi verso casa. Ma prima passo dalla spiaggia. Ora è giorno. E la spiaggia è troppo affollata. E il mare così non mi piace. E qualcuno si è anche preso il mio ombrellone. Allora non mi fermo. Guardo quella folla che non ama il mare, non lo guarda neanche, sta sdraita e basta. E me ne torno via da solo.

19 gennaio, 2008

Sogno

Sono in una città sconosciuta in un vivace posto a metà tra campagna e città.
Mi voglio comprare delle scarpe nuove. Ma al solito non risco a trovarne un paio che mi piacciano veramente. Mi ci voglio delle scarpe robuste. Nere. Forti. Entro in un negozio e a vendere le scarpe c'e' il mio capo.... Allora mi fa vedere una vetrina di scarpettine 'leggere' assurde e mi dice 'Scommetto che queste non ti vanno bene... ' poi mi fa vedere un'altra vetrina di scarpe ma tutte di numeri grandissime... e mi dice 'neanche queste ti vanno bene'... io spiego come le voglio e mi dice 'le dovrei avere. Aspetta che le vado a cercare.' Nel frattempo arriva anche il mio collega preferito, e io subito chiedo 'Con chi sei?' pronto a scappare. Ma lui risponde 'Sono da solo.. passavo e ti volevo dire che mi è piaciuto quello che hai scritto. Mi ci ritrovo anche io'... Io mi chiedo di cosa stia parlando , ma se gli è piaciuto qualcosa che ho scritto io è sicuramente un miracolo positivo. E quindi vorrei chiedere, ma non domando nulla. Poi un'altra persona che lavora in un negozio ci fa accomodare su un divano. Dove stiamo stretti e abbracciati e comincia a farci vedere tutta una serie di documenti sulla strutturazione del negozio e della società in un misto assoluto. Io non capico che sono cose riservatissime e ogni tanto quando non capisco chiedo qualcosa a voce alta ma vengo sempre zittito. Intanto io mi tengo bene stretto al collega che ci sto bene, e pure lui a dire il vero. Anche più di quanto mi aspettavo. Alla fine il documentario finisce. Il collega deve andare a casa. Io riprovo a vedere se le scarpe me le hanno trovate. Ma non c'e' più nessuno nel negozio. Allora me ne vado e quando esco mi ritrovo in una città che non riconosco. Io so che ci sono già stato e che ce la posso fare ad orientarmi. Ma mi spavento per la luce e per le forme minacciose dei palazzi divisi in tre gruppi separati da boschi e giardini. Il gruppo alla mia sinistra è ultra moderno con grattacieli altissimi, luccicanti color bronzo. Sembrano spenti, senza vita. Alle spalle ho una zona industriale di strade e capannoni tutti uguali che non è per nulla invitante, davanti ho il posto da cui sono uscito e a destra, ma lontano ho una serie di palazzi più a dimensione umana. Mi incammino quindo verso la destra. Ma non mi oriento e non so ritrovare la strada di casa. Mi fermo in un bar e vado nel bagno. Mentre sono lì arriva un ragazzo altissimo e bello e mi dice. "Scusa vorrei proprio baciarti. Posso?" Io lo guardo e rispondo. "Ma quanto sei alto? almeno due metri?" e lui "Di più di più, due metri e dieci" Mi fa effetto e ribatto "Non posso baciarti non ti conosco. Fai sempre così?" E lui. "Si se voglio baciare qualcuno glielo dico, no come fai te, e di solito vengo accontentato" ed io "Davvero?" Alla fine lo bacio. E non mi spiego come sia riuscito a convincermi. Riesco poi di nuovo fuori.
Ma questa volta sono con le mie figlie. E sappiamo più o meno dove andare.
Reincontro il mio collega preferito. Ma ha fretta e va via. Ed io rimango male che neanche mi abbia salutato.

29 dicembre, 2007

Bambino io, bambino tu

Lui stava lì seduto nel giardino,
ed era quasi nudo e piccolino.
Da dove era venuto non lo so,
era normale che lui fosse lì.
Aveva un occhio nero e un occhio blu,
bambino io, bambino tu.

Sembrava primavera ed era inverno,
e c'erano dei fiori tutto intorno.
Doveva essere buio e c'era luce,
e tutto quello che mi piace.
Aveva un occhio nero e un occhio blu,
bambino io, bambino tu.

Mi sono seduto in terra lì vicino,
ed era lui mio padre e lui mio figlio.
Ho parlato di cose che non so,
di cose che non ho saputo mai.
Aveva un occhio nero e un occhio blu,
bambino io, bambino tu.

E ninna oh e ninna ah.
E ninna oh e ninna ah.

Poi mi è venuto sonno lì in giardino,
cantava e la sua voce era sottile.
Mi sono svegliato e lui non c'era più,
c'era un fiore di carta al posto suo.
Io avevo un occhio nero e un occhio blu,
bambino io, bambino tu.

Mi sono svegliato e lui non c'era più,
io avevo un occhio nero e un occhio blu,
bambino io, bambino tu.
Bambino io, bambino tu.

E ninna oh e ninna ah.
E ninna oh e ninna ah.

Zucchero Fornaciari


22 dicembre, 2007

Sogno

Avevo la mia vecchia vespina bianca e andavo in giro da sol*, ma legger*.
Ad un certo punto torno a casa. (La casa a Firenze dove abitavo coi genitori).
E mi accorgo che mi hanno rubato il serbatoio.
Mi chiedo come ho fatto ad arrivare e a camminare fino ad ora. Ma forse era rimasta benzina nei tubi. Certo ora non posso più ripartire. E mi scoccia. E' sabato. Ma forse è lunedì. Da una parte c'e' casa dei miei, da una parte casa di mia zia. In mezzo un altro palazzo (era realmente così).... suono a un citofono dove so che c'e' una specie di mago dei motori che risistemerà. Nel momento che suono un sacco di persone mi guardano malissimo e mi dicono, perchè hai suonato? Sai che LUI non vuol essere disturbato? sai che LUI non apre a nessuno? In che condizione ci metti ora? Perchè hai suonato? Dovevi aspettare. Stare lì e aspettare. Prima o poi sarebbe arrivato.
Io non so che dire. Quando lui (il mago meccanico) arriva.. è una persona inguardabile. E' vecchissimo e pieno di rughe, è vestito come un mendicante, è scorbutico, ha ferite aperte da cui perde sangue, ma è gentile. E buono. Io lo so e mi fido. Anche se mi vergogno un po' a farmi vedere in giro con lui.
Cosa succede? Chiede
Non so mi hanno rubato l'intero serbatoio della vespa. Non solo la benzina. Ma pure il serbatoio hanno tolto. E io devo ripartire, anche se non subito. Ma tra qualche giorno per forza.
Bene dice lui. Per quando ti serve?
La prossima settimana. Non non la prossima questa. Ma oggi è sabato. Ma oggi è lunedì. Perchè se è sabato va bene per la prossima, ma se è lunedì allora per questa.
Non ti preoccupare. Torna mercoledì e il serbatoio sarà di nuovo lì e pieno.
Grazie.
Tutti ci hanno quardato in questa conversazione sul pianerottolo. Con facce di disapprovazione.
Io me ne vado un po' inquiet*.
Ma non so dove vado.

15 dicembre, 2007

Sogno (strano davvero)

Dovo andare in giro con le mie piccole. Ma prima di uscire decido di 'farmi' la barba. E viene molto bene. Le piccole mi guardano un po' così. Ma va bene. Usciamo e incontriamo un sacco di persone, i miei genitori, gli amici del mare... ma nessuno dice niente. Cavolo ho una barba bellissima e nessuno dice niente? Allora mi chiedo se loro la vedono, ma la devono vedere per forza, allora mi chiedo se forse l'hanno sempre vista. Ma sono scocciat* che nessuno mi dica niente.
Allora comincio a chiedere, ma come mi vedi? E mentre faccio queste domande mi accarezzo la barba. Ma ancora nessuno dice niente. E quindi penso che l'errore è mio, nessuno nota niente perchè è semplicemente così che sono. E mi hanno sempre visto.

12 dicembre, 2007

Sogno

Sono davanti a un grandissimo aereo, molto da cartone animato direi, tutto tondo come è..
Sono con mio padre. Ho messo dentro la mia valigia, rigida e vuota. La vedo. E' come se uscisse fuori dalla stiva.. La vedo come se l'aereo fosse trasparente. La vedo. Li' dove l'ho messa.
Ma io non posso partire. Peccato, dice lui. Mi sarebbe piaciuto, dico io. Ma non posso.
Ma so che la valigia tornerà piena.
Però altre volte ero partit*. Ma questa volta non posso. E guardo con nostalgia l'aereo in partenza.
Peccato dico io. Peccato. Ma penso alle mia figlie. Non posso partire. Solo la valigia vuota.
Sai, dice lui, sai che la tua cintura la useranno senza sapere di chi sia. E non è detto che te la rendano. Io penso alla mia cintura (vita) e lo vedo che la guardano, la provano, la aprono, la rigirano. Ma poi la rimettono a posto.
No, dico, me la renderanno. Se non ho fiducia in questo, non ho fiducia in niente.
L'aereo parte.
E io so che aspetterò il ritorno.

01 dicembre, 2007

Fenice

Sono fenice
mi manca poco
per esser felice

una enne la do
se una elle mi dai
ce l'hai io lo so
e non ti pentirai

con enne che ci fai?

neve nel cuore
notte senza giorno
niente assoluto

con elle cosa avrai?

languide carezze
libertà di essere
luccicante amore

Sono Fenice
Ti prego
Rendimi Felice
E anche tu lo sarai.

25 novembre, 2007

C'era una volta.. (parte 6)

puntate precedenti:

- Parte 1
- Parte 2
- Parte 3
- Parte 4
- Parte 5


Mentre il principe metteva a scaldare l'acqua nella pentola che aveva MAGICAMENTE trovato dietro un albero su un fuoco che aveva acceso con un acciarino prestato da una favola di Andersen, il salice piangente continuava a lamentarsi.

Era talmente chiuso nel suo dolore, che non distingueva chi lo avrebbe aiutato da chi lo avrebbe deriso.

-Ahibè ... ahibè.. ahibè.. e un sospiro che zittiva tutta la natura intorno

Era una situazione davvero difficile. Ma nelle inquietitudini e nelle stranezze e nelle sofferenze della sua vita, il principe aveva imparato ad essere paziente e a vedere il lato positivo delle cose.. per esempio, quel lamento poteva servire a tenere lontane anime senza cuore, che mal sopportano il dolore altrui, rendendo bonificata questa bellissima radura...

Quando l'acqua cominciò a bollire il principe avvicinò la pentola fumante sotto i rami del salice. A questo punto le lacrime diventarono davvero copiose, lacrime miste a umori maligni che scappavano dai rami stanchi del salice.. Il salice che piangeva come un bambino per sentire il suo respirare farsi via via più libero. Il principe che lo rincuorava con parole di speranza.
- Putroppo - gli disse - il mio rimedio è solo temporaneo e quando sarà passato l'effetto ti tornerneranno i rami tappati. Per evitare questo dovrai sottoporti a questa cura, per sempre. Ogni giorno della tua vita.
- Lo farò - rispose il salice non più piangente ma ora sorridente - Ho ritrovato me stesso e la gioia di vivere, non voglio tornare indietro
- Ma i tuoi amici non ti riconosceranno, vedranno un salice sorridente e non rivedranno il salice piangente che conoscevano
- Ma io non avevo amici, mi scansavano tutti... Forse ora ne troverò.
- Ogni giorno della tua vita, questa cura va ripetuta fino alla fine dei tuoi giorni.
- Sorriderò fino alla fine dei miei giorni! Grazie, dolce Principessa...
- Ti confesserò, che paio principessa, ma sono principe. Il principe di tutti i principi. Più principe di molti. Ma sono anche un po' principessa.. per questo ho capito quale fosse la cura per te..
Sto andando alla ricerca di ciò che mi manca... Il mio cuore sente tante cose, e tutte le vuole seguire..
- Fai attenzione, principe. Il grande Drago...
- Lo so, lo.. farò attenzione, adesso vado, che la mia strada è lunga e non si ferma qui.


(continua...)

23 novembre, 2007

Non valgo un c....

Letteralmente

Non valgo un c.... (qualsiasi)

Letteralmente

19 novembre, 2007

C'era una volta.. (parte 5)

puntate precedenti:
- Parte 1
- Parte 2
- Parte 3
- Parte 4

Il principe percorreva il sentiero con tutti i fazzoletti di carta, ogni tanto gliene cascava qualche pacchetto e doveva fermarsi a raccoglierlo.
Sembrava un giocoloriere equilibrista con tutti quei pacchetti e la spada ad un fianco e il cavallo che se la rideva bene bene. Era contento del suo principe/principessa che lo trattava sempre bene, lo faceva sentire un cavallo nobile...
Passando sentieri, attraversando ruscelli, ascoltando le mille voci della natura arrivarono davanti ad un lago, in un prato morbidissimo, dove camminare era come danzare.. e subito sentirono dei terribili singhiozzi che rompevano il silenzio.
-Ahibè ... ahibè.. ahibè.. e un sospiro che zittiva tutta la natura intorno
Doveva essere il salice piangente, era proprio disperato..
Il principe si avvicinò piano... ma il salice aveva manie di persecuzione e pensava che tutti volessero tagliargli il tronco, o aggrapparsi ai suoi rami per giocare a tarzan.. o semplicemente ridere di quei suoi rami così privi di muscoli e di quella chioma così diversa.
Appena il principe si fu avvicinato il salice urlò
- Chi ziede? Coza volede? Che vi ho faddo di bale? Berchè bi guaddate bale, io zono cozì zolo zembre e non dò bai noia a nezzuno e duddi ce l'hanno con be..
- Io non vi conosco come posso avercela con voi?
- Ba bi vedede e ridede, cobe duddi....Ahibè ... ahibè.. ahibè.. e un altro sospiro che zittiva tutta la natura intorno

Questo è un salice piangente e raffreddato.. pensò il principe.. preparerò un fuoco e metterò dell'acqua a bollire.. il vapore dovrebbe un pò dare sollievo..
E questo pensiero a dire il vero gli era venuto proprio perchè aveva quella parte che stonava, ma che ogni tanto ritornava utile.. e questo l'aveva capito da tempo, quando si era reso conto che il suo modo di vedere le cose e di pensare soluzioni era un tantino scostato da quello dei suoi compagni di gioco... non migliore, non peggiore, ma diverso.
E questo a volte aveva la sua utilità.

(continua...)

17 novembre, 2007

Come sei diventato blogger?

Come sei diventato blogger?

NOMINAT* da Adamo

... ma lo discolpo perchè sa che non temo niente e niente mi stressa..

Queste le domande

1) Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?

Semplicemante e banalmente, l'amore. Il voler tirare in qulche modo fuori tutto quello che sento dentro (mare dentro mare fuori). Il tirare fuori quello che non si può dire che a volte da noia. Il bisogno di ricordare me e i miei sentimenti, i miei pensieri. Per me prima di tutto. Non aveva abilitati i commenti questo blog, all'inizio. Li ho abilitati perchè mi avevavo espresso il desiderio di commentare.. E mi fa piacere ricevere commenti, lo ammetto. Anche se la scrittura è di condivisione di ciò che sento dentro o di poesie, canzoni che in quel momento muovono tante correnti nei fondali del mio mare dentro...

2) Il tuo primo post?

Questo è facile.. basta riprenderlo.. Settembre 2006... Tantissimi mesi fa eppure dentro di me nulla è cambiato anche se dentro di me tutto è cambiato. Strano ma vero.

Ogni istante

Ho creato questo blog
Per tutte le ore che non riesco a dormire
Per tutti minuti che guardo il soffitto
Per tutti i secondi che non riesco a ignorare
Per tutti i giorni
Per tutti i mesi
Per tutti gli anni

Io voglio il mare io sono il mare


3) Il post di cui ti vergogni di più?

I post targati 'io cattivissimo'.. Ma non cancello nulla. Non si può sempre essere buoni per forza.
A volte si ha bisogno anche di sfogare i sentimenti negativi che nascono dal sentirsi distrutti dentro, una sorta di autodifesa, quando ti senti che non sei niente.

4) Il post di cui sei più fiero?

Sono fiero dei post targati 'Io mammo', perchè le mie meraviglie sono quanto di più bello abbia.

E ne vado veramente fiero. Ma veramente.

E ora passo la palla alle seguenti persone che poi sono i miei link forniti di immagine a fianco escluso il mio personale nominatore...

so che TUTTI i bloggher di Italia vorrebbero essere da me nominati, ma purtroppo devo fare solo 5 nomi, e quindi gli esclusi non se la prendano, non recriminino, non si domandino...


Passo la palla a :



Quore ci sei?
ooooooooooooooooolaaaaaaaaaaaaaaaaa

Lux non te la prendi vero? ooooooooooooooooolaaaaaaaaaaaaaaaaa

RossellaO raccontaci dai..ooooooooooooooooolaaaaaaaaaaaaaaaaa

Luca e Toner ooooooooooooooooolaaaaaaaaaaaaaaaaa

Lodger? Non fare finta di non sentire.
ooooooooooooooooolaaaaaaaaaaaaaaaaa


15 novembre, 2007

Due sogni

Sono su un foglio tridimensionale. Lo spazio è bianco. Ed io sono una immagine bianca. Virtuale.
Sto lottando con altre immagini. Sto lottando su un ottovolante. Io ho paura delle giostre. Tutte.
Lotto sapendo di avere paura. Lotto. Io immagine bianca nel bianco, per diventare un vascello volante. Perchè quando avrò avuto la mia immagine di vascello, potrò volare.


Sono su un prato. Dove ci sono anche diversi alberi, ma tutto è ordinato e preciso. Davanti a me un lago. Bellissimo. Intorno montagne. E' estate. E' pomeriggio tardi. Quando la luce diventa complice. Ed è bellissimo il prato che finisce nell'acqua violetta ed intorno le montagne azzurre e la luce che è calma. E' tutta pace. Faccio qualche foto. Ma non troppe. Mi perdo a guardare questo panorama. E vorrei farlo vedere a tutti quanto è bello, per questo faccio le foto. Poi squilla il cellulare. E' un'amica del mare. Mi chiede se poi ho organizzato la cena. Ed io rispondo che no, non ho fatto niente e non ho neanche più voglia di fare niente nè di vedere nessuno. Che ora sono in un posto bellissimo e ci vorrei restare ancora. Che ci risentiremo, ma non so quando.
E il lago è sempre li. Col suo colore magico che si perde nel cielo e nelle montagne in fondo, in un tardo pomeriggio estivo.

12 novembre, 2007

C'era una volta.. (parte 4)

puntate precedenti:
- Parte 1
- Parte 2
- Parte 3

.. mentre l'oscurità calava e tutti gli alberi del bosco diventavano neri e stagliavano precisi i loro rami e le loro fronde nel cielo che imbruniva il Principe cominciava ad essere stanco.

Per quanta forza di volontà avesse a volte il suo fisico cedeva e sentiva proprio bisogno di riposarsi.

Trovò un albero cavo, tutto pieno di muschio e decise di dormire un poco.. solo un poco prima di ripartire. Si accucciò come in un ventre materno e si addormentò. Sognò che correva libero, pieno della sua essenza e che nessuno lo guardava male. Sognò un mare di luci e di colori che inondavano il suo cuore. Sognò di volare sul mare. Sognò di camminare per ampie strade.
Sognò fino a che la luce del sole ormai alto non bussò prepotentemente sulle sue palpebre.
Si alzò. Il suo bianco cavallo pascolava tranquillo.
Lasciò che il nuovo giorno entrasse dentro di sè e partì.

In poco tempo, di buon umore per la bella dormita arrivò alla quercia dai rami tremolanti.. Tremavano davvero.. Chiese alla quercia che cosa avesse...
- Signora Quercia come mai i suoi rami sembrano fatti di panna cotta?
- Ahimè son colpita da maleficio. Sono quercia con rami da salice piangente
- (Somiglia al mio questo maleficio..) E' stata per caso una fata stonata?
- Non so chi è stato, non so com'è stato .. Ah se lo sapessi potrei guarire, potrei difendermi
- Difficile difendersi da ciò che non si sa. Ma difficile difendersi anche da ciò che si sa.
- Non ho speranza allora?
- No nessuno è senza speranza. Basta accettarsi come si è. I tuoi rami di panna cotta sono unici al mondo.. Ci pensi? Lascia perdere le altre querce e gli altri salici..
- Non è facile mia bella principessa..
- No non è facile ... mia quercialice

Intanto si era avvicinato un venditore ambulante pieno di oggetti e oggettini... Voleva vendere un paio di orecchini e una collana abbinata al principe che proprio non ne voleva sapere..

- Piuttosto avete fazzoletti di carta?
- Si ne ho, quanti ne vuoi..
- Mah dammene 20 pacchetti
- Che raffreddore che hai? he he he
- Mi servono per il salice piangente...
- Il salice piangente.. il salice piangente stregato .. mamma mia. Te li regalo tutti.. me li pagherai solo se tornerai..
- Ma no voglio andar leggero senza debiti. Tieni queste monete.. e grazie per il pensiero

Il venditore ambulante prese le monete. E scuotendo la testa guardo quella ragazza armata solo di una spada e con un cuore da leone andare a fianco al suo cavallo verso l'interno della foresta più buia. Dove ci si perde e ci si ritrova.
Ma ci si perde più facilmente di quanto si riesca a ritrovarsi..

(continua..)